Pleiadi

Nel 1920 un losco avventuriero americano di nome John Spencer avrebbe rinvenuto in una cripta sotterranea nei pressi del monastero buddista a Tuerin, in Mongolia, il corpo perfettamente conservato di una creatura extraterrestre proveniente da un lontanissimo pianeta situato nella costellazione delle Pleiadi. L'uomo avrebbe parlato della straordinaria scoperta della mummia aliena ad un altro americano, un viaggiatore di nome William Thompson, che in seguito avrebbe divulgato la notizia.
La storia è stata ampiamente riportata da Peter Kolosimo nel suo famoso libro "Non è terrestre" edito da SugarCo nel 1968.John Spencer era un uomo dedito ad attività poco lecite che nel 1920 era giunto in Mongolia al culmine di una fuga precipitosa dalla Manciuria, dove egli viveva. Sarebbe senza dubbio morto per gli stenti e per la febbre se non avesse avuto la fortuna di svenire in un sentiero battuto dai monaci buddisti che lo soccorsero e lo portarono al loro convento, la lamaseria di Tuerin. Qui conobbe William Thompson, un onesto commerciante da tempo ospite dei monaci, che gli descrisse le meraviglie ed i segreti del convento. Probabilmente questi racconti stuzzicarono la fantasia e soprattutto la cupidigia di Spencer che, senza essersi del tutto ripreso, iniziò ad esplorare i dintorni del monastero alla ricerca di eventuali tesori nascosti.

Non è terrestre

Una mattina si imbatté in una scaletta di pietra con i gradini consumati dal tempo in fondo alla quale vi era una porta di metallo, incuriosito aprì la porta senza alcuna difficoltà e si trovò in una stanza poligonale composta da almeno dodici-tredici lati sulle cui pareti erano tracciati strani disegni. Spencer ne riconobbe uno che rappresentava la costellazione del toro e, quasi per gioco, ne seguì le linee con il dito e giunto all'estremità di una di esse, che in seguito Thompson riconobbe come il punto su cui erano incise le Pleiadi, la parete si aprì dolcemente senza alcun rumore. Spencer avanzò nell'oscurità e, quando ormai stava per tornare indietro a causa del buio pesto, intravide una strana luminescenza verde e decise di continuare. Si ritrovò a percorrere una galleria lunga e stretta piena di diramazioni e per evitare di perdersi decise di seguire sempre la destra ignorando che quella era proprio la direzione indicata dall'incisione che aveva visto: infatti le Pleiadi erano raffigurate proprio in alto a destra.
Il corridoio terminava in una sala dove la luce verde splendeva più forte e più cruda. Lungo una parete erano allineate circa 25-30 casse rettangolari che sembravano sospese a circa mezzo metro dal pavimento, l'avventuriero pensò che vi fossero dei supporti invisibili e notò subito che si trattava di bare. Iniziò subito a scoperchiare i sarcofaghi, che si aprivano con facilità, fregandosi le mani all'idea dei tesori che potevano essere stati sepolti insieme ai defunti.
Nei primi tre scoprì le salme di monaci vestiti come quelli che lo ospitavano, nella quarta una donna dagli abiti maschili, nella quinta un indiano con un mantello di seta rossa, nella sesta un uomo con un costume risalente, a suo avviso, almeno al 1700. Spencer si rese conto che le salme erano in perfetto stato di conservazione e che appartenevano ad epoche diverse, sempre più antiche man mano che si avvicinava al fondo della sala. Nella terz'ultima bara trovò un uomo avvolto in un lenzuolo bianco, nella penultima una donna della quale non seppe stabilire l'origine; Spencer era irritato poichè non vi era alcuna traccia dei tesori che egli sperava di trovare.
Quando però sollevò il coperchio dell'ultima bara rimase impietrito dallo stupore: in essa infatti giaceva un essere vestito da "una specie di maglia d'argento", al posto della testa aveva "una palla pure d'argento, con due buchi circolari al posto degli occhi ed una 'cosa' ovale, in rilievo, piena di piccoli fori, al posto del naso", inoltre era del tutto privo di bocca.
Fece per toccare quel corpo ma i grossi occhi tondi del morto si spalancarono emettendo un raccapricciante bagliore verde. Spencer fuggì urlando dalla sala e quando finalmente uscì nuovamente all'aperto ebbe un'altra sorpresa: sulla radura era calata la notte, mentre secondo lui non era rimasto nelle gallerie per più di due-tre ore. Tornato al tempio buddista raccontò tutto a Thompson che dopo averlo rimproverato riferì la storia ai monaci.


Il giorno dopo Spencer fu chiamato da un lama che con benevolenza gli disse: "Mio povero amico, la febbre le ha giocato un brutto scherzo! Perché non ha atteso almeno d'essere guarito per visitare i nostri santi luoghi?" L'affabilità del monaco spinse l'avventuriero a chiedere spiegazioni su quello che aveva visto: il labirinto, la camera sepolcrale, il "cadavere senza bocca". Il lama scosse il capo: "Non esistono labirinti né cadaveri, laggiù. Venga con me, se si sente abbastanza in forze". Scesero insieme nella camera poligonale e, dopo che il monaco fece aprire una parete scorrendo le dita su di essa, seguirono un corridoio che dopo circa dieci minuti li portò ad una saletta occupata da una mensola simile ad un altare. Sulla mensola stavano allineate molte piccole bare, lunghe non più di 12-13 centimetri. Il lama le scoprì delicatamente una per una: contenevano figurine perfette, raffiguranti le creature rinvenute da Spencer. "Ecco quel che lei ha visto in realtà", sorrise il monaco. "Si tratta di persone che hanno arricchito la Terra con la loro grande sapienza, e alle quali noi rendiamo onore. È stata la febbre, mio povero amico, a farle credere di trovarsi davanti a veri sarcofaghi. E, come può osservare, non c'è nessuna luce verde, ma solo quella gialla delle nostre umili lampade". Spencer non poté trattenersi dal chiedere chi fosse il personaggio dalla testa rotonda. "Un grande maestro venuto dalle stelle", rispose il lama ed indicò alcune linee tracciate lungo la parete contro cui era posto l'altare: si trattava della costellazione del Toro ed ancora una volta lo sguardo dell'avventuriero si posava sulle Pleiadi.
Quando Spencer parlò nuovamente con Thompson gli disse che era convinto che la sua esperienza era stata reale ed il monaco aveva cercato di convincerlo del contrario mostrandogli una copia in scala ridotta di ciò che lui aveva visto. Aggiunse inoltre che avevano seguito una strada diversa dalla sua, lui infatti aveva aperto accidentalmente la lastra a sinistra della porta d'ingresso, mentre il monaco aveva aperto la lastra che era di fronte.
Una settimana dopo Spencer partì e di lui non si ebbero mai più notizie, Thompson invece tornò in patria e raccontò lo strano episodio, riportato dalla rivista Adventure, convinto che le asserzioni dell'avventuriero rispondevano a verità. "Ho avuto occasione di vedere io stesso, nei conventi mongoli, corpi conservati intatti da secoli, forse da millenni", aggiunse, "ed ho sentito parlare più volte degli 'uomini d'argento' giunti dalle stelle".
Kolosimo alla fine del racconto concludeva che "troppe sono le leggende intessute attorno alla lamaseria di Tuerin perché si possa prendere il racconto di Thompson per oro colato; esso contiene, tuttavia, molti elementi che aprono la porta a considerazioni certo fantastiche, ma non prive di curiosi riferimenti".
Quanto può esserci di vero in questa storia? Le considerazioni seguenti sono estrapolate da questo articolo in lingua inglese.
La lamaseria di Tuerin è effettivamente esistita ed è stata distrutta durante la dittatura comunista in Mongolia negli anni venti, infatti esiste un manoscritto con il disegno del monastero, i cui dettagli sono ampiamente confermati dalle foto originali del sito le cui rovine sono oggi una attrazione turistica, la foto seguente proviene sempre dalla stessa fonte.Per quanto riguarda i protagonisti della storia, l'avventuriero John Spencer ed il commerciante William Thompson, non si hanno riferimenti al di fuori di questa vicenda e questo è sorprendente soprattutto per John Spencer, trafficante di armi e stupefacenti, nonché falsario, che aveva dovuto abbandonare in fretta e furia la Manciuria a causa dei suoi misfatti e quindi potenzialmente poteva in qualche modo essere citato dai giornali locali dell'epoca; tuttavia questo non vuol dire che non siano effettivamente esistiti.
Se però si verifica la fonte principale della storia, la rivista Adventure, precisamente l'edizione del 30 aprile 1922, si scopre che si trattava di una rivista che pubblicava esclusivamente racconti, edita inizialmente dalla The Ridgway Co. (1910-1926), poi dalla Butterick Publishing (1926-1934) ed infine dalla Popular Publications (1934-1971) raggiunse il massimo della popolarità nei primi anni venti. Chiaramente non era un giornale di cronaca e tantomeno una testata giornalistica, per maggiori dettagli sulla rivista si può visitare questa pagina, l'immagine seguente invece è presa da questo indirizzo.


Questo significa ovviamente che il racconto di John Spencer è falso ed anche, con tutta probabilità, che John Spencer e William Thompson non sono mai esistiti. Erano personaggi di fantasia in una storia di avventura, pensata per divertire ed appassionare e questo è anche il motivo per cui il racconto è ricco di dettagli, di conversazioni ma anche di pensieri dei protagonisti che ovviamente vanno bene per un racconto, ma stridono in quella che deve essere la testimonianza di un evento realmente accaduto.
In definitiva, mentre Kolosimo ha giustamente lasciato capire che la storia era poco più che una leggenda e l'ha utilizzata come pretesto fantastico per introdurre altre argomentazioni, tutti gli altri che invece hanno citato il suo lavoro come indizio della presenza di extraterrestri in antiche leggende, si sono ben guardati di fare una semplice verifica su quella che era stata indicata già nel lontano 1968 come la fonte principale del racconto.
05/12/14

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