Il portale dell'Universo Sconosciuto: Scienza & Mistero
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05/02/18

I misteriosi roghi di Cannetto di Caronia erano di origine dolosa

La vicenda dei misteriosi roghi di Canneto di Caronia, della quale si era già discusso in questo post, si è conclusa nel peggiore dei modi.
Infatti il 5 marzo 2015 i Carabinieri del comando provinciale di Messina hanno arrestato Giuseppe Pezzino, un ragazzo di 26 anni, con l’accusa di avere appiccato buona parte degli incendi nel comune di Caronia, di cui si è parlato molto negli ultimi anni per la loro origine ritenuta dagli abitanti della zona misteriosa e inspiegabile.
Giuseppe è figlio di Nino Pezzino, presidente di una associazione di cittadini costituitasi proprio allo scopo chiedere aiuti alle istituzioni per gli abitanti di Caronia danneggiati dagli incendi.
Il giudice per le indagini preliminari ha concesso a Giuseppe Pezzino gli arresti domiciliari. Gli investigatori, che da anni si occupano della vicenda, avevano da tempo sospetti nei suoi confronti, confermati in seguito dalla registrazione di alcuni video. Già da mesi nel registro degli indagati era stato inserito anche il nome di Nino Pezzino.
I roghi si sviluppavano quasi sempre nella stessa palazzina, in una via in località Canneto, lungo il mare. Di solito prendevano fuoco piccoli elettrodomestici o mobili e non era possibile identificare con precisione la causa. Secondo diversi cittadini gli incendi erano causati dalle onde elettromagnetiche, secondo altri da fenomeni sovrannaturali.
Da piccola notizia locale, la vicenda di Caronia era divenuta di interesse nazionale quando alcuni giornali e trasmissioni televisive avevano iniziato ad occuparsene nel 2004. Tra le prime vi era stata Striscia la Notizia, che aveva mostrato gli effetti degli incendi contribuendo a creare un certo allarmismo. Anche Voyager, la trasmissione della RAI dedicata ai misteri, aveva dedicato molto spazio alla storia di Caronia.


Il CICAP, l’organizzazione senza fine di lucro che promuove indagini scientifiche e critiche sul paranormale e le pseudoscienze, si era occupato della vicenda realizzando diversi resoconti nei quali venivano smontate scientificamente tutte le ipotesi più fantasiose sulle cause dei roghi. E di ipotesi fantascientifiche ne erano circolate molte, come aveva raccontato lo stesso CICAP: “Fra le ipotesi più fantasiose c’è anche chi ha proposto come causa dei misteriosi incendi la presenza di una ‘formazione appuntita’ di magma sotterraneo, carico di elettricità, che avrebbe scatenato per induzione pericolose correnti indesiderate negli impianti elettrici della frazione messinese. Peccato che la geologia non abbia alcuna notizia di infiltrazioni di magma carico di elettricità e che, se anche fosse, la fisica non giustifichi affatto come una carica statica sotterranea possa provocare quanto avvenuto.”

Altro particolare di uno dei tanti roghi di elettrodomestici

Nonostante fosse evidente la natura umana degli incendi, come indicato anche dalla procura di Mistretta che archiviò una prima volta il caso nel 2008 parlando di “fiamme libere” e di “mano umana”, e nonostante una seconda indagine che stava portando verso i Pezzino almeno per quanto riguardava una nuova serie di roghi, nell’ottobre del 2014 il governo aveva deciso di organizzare un nuovo gruppo di studio sui fatti di Caronia.

Fonte: il POST

29/01/18

Il misterioso manoscritto Voynich

In un certo senso, il manoscritto Voynich è uno dei testi più misteriosi noti agli storici. Il testo è pieno di immagini fantastiche e surreali raffiguranti piante, disegni astronomici, strane creature e una varietà di scene oniriche. L'origine del testo è sconosciuta, ma la datazione al radiocarbonio della pergamena su cui è stato scritto fissa la sua data di creazione all'inizio del XV secolo. Il libro ha cambiato proprietà numerose volte nel corso dei secoli, passando dalle mani di alchimisti a collezionisti di libri rari e persino al re di Ungheria. Oggi il manoscritto Voynich risiede nella Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University. Composto da circa 240 pagine è scritto in una lingua e una scrittura sconosciute e sinora ha resistito ai tentativi di decifrazione anche da parte dei più abili crittografi del mondo.

Il manoscritto è pieno di queste strane scene di "ninfe".

Ogni anno o due, tuttavia, qualcuno afferma di aver decifrato almeno una parte del manoscritto, con la maggior parte degli indizi che suggeriscono che si tratta di un qualche tipo di manuale di farmacopea o botanica. Certo, si potrebbe ipotizzare questo anche guardando solo le immagini. Proprio questa settimana, tuttavia, una coppia di ricercatori canadesi di intelligenza artificiale afferma di aver sviluppato un algoritmo in grado di decifrare l'intero manoscritto. Il mistero del manoscritto Voynich è finalmente stato risolto ?

Curiosamente, molte delle piante raffigurate nel manoscritto non assomigliano a piante o fiori conosciuti.

Non esattamente. Ma potremmo esserci vicini. Greg Kondrak e Bradley Hauer dell'Università di Alberta affermano di aver sviluppato un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di dedurre la lingua in cui un testo è stato scritto con un'accuratezza del 97%. Secondo il loro algoritmo, il manoscritto Voynich era probabilmente scritto in ebraico e poi crittografato usando un codice di sostituzione in cui le lettere sono state spostate e le vocali sono state rimosse dalle parole. L'algoritmo di Kondrak e Hauer ha rilevato che la prima frase del testo si traduce come "Ha fatto raccomandazioni al sacerdote, all'uomo di casa e a me e alle persone". Nella sua analisi delle prime 72 parole del manoscritto, l'algoritmo ha identificato "agricoltore", "luce", "aria" e "fuoco" come le quattro parole più comuni.


Benchè questi sviluppi vengano salutati come una svolta nella ricerca di decifrare il manoscritto Voynich, i ricercatori stessi notano che il loro lavoro è tutt'altro che completo e che ore e ore di ricerca umana sono ancora necessarie per interpretare la sintassi e il significato dietro le parole. Decifreremo mai veramente il manoscritto Voynich? E se fosse stato scritto con parole senza senso e pieno di immagini curiose a scopo di burla o scherzo? Dal punto di vista logico, trovo che sia il più probabile di tutti gli scenari. E quanto sarebbe stato esilarante scrivere un libro di sciocchezze che per secoli è stato studiato da uomini istruiti? Se è così, l'autore era un genio comico.

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02/02/17

Un fotogramma del filmato dell'UFO ripreso in Cile nel 2014

Il Cile ha declassificato l’avvistamento di un misterioso oggetto che è stato ripreso per circa 10 minuti dalla telecamera a raggi infrarossi di un elicottero militare, il singolare episodio è stato oggetto di uno studio da parte dell'aviazione civile che però non ha portato ad alcun risultato concreto.
Il 6 gennaio 2017 infatti il Comitato degli Studi sui Fenomeni Aerei Anomali del Cile (CEFAA) ha pubblicato un rapporto che descrive i risultati di un'analisi completa di un misterioso avvistamento UFO avvenuto più di due anni prima.
L'11 novembre 2014 un operatore della telecamera ad infrarossi FLIR montata su un elicottero Airbus Cougar AS-532, in volo di pattugliamento tra le località di San Antonio e Quinteros in Cile, ha rilevato uno strano oggetto volante che ha potuto seguire per circa 10 minuti prima che lo stesso scomparisse tra le nuvole. L'accaduto è stato confermato anche da due ufficiali dell'equipaggio.
In seguito ad ulteriori ricerche da parte di scienziati, analisti e tecnici aeronautici del CEFAA, è emerso che l'UFO, che aveva la forma di un elicottero e che in due occasioni sembrava emettere gas durante il volo, non è stato rilevato dai radar del Control de Tránsito Aéreo o da altri radar in tutto il paese.
Il Comitato, che a sua volta, fa parte della Direzione Generale dell'Aeronautica Civile del Cile, ha catalogato l'oggetto come 'FANI', fenomeno aereo non identificato, l'equivalente dell'italiano OVNI o del ben più noto inglese UFO.
Di seguito il filmato originale dell'oggetto ripreso dalla telecamera ad infrarossi dell'elicottero militare.(fonte)


In realtà però la spiegazione del fenomeno è arrivata qualche giorno dopo la pubblicazione del clamoroso presunto avvistamento: l'11 novembre 2014 l'elicottero della Marina militare cilena ha filmato due aerei di linea con relativa scia di condensazione aerodinamica: un Airbus A340 del volo IB6830, quello maggiormente ripreso e ritenuto un oggetto volante non identificato ed un Airbus A320 del volo LA300, ritenuto erroneamente dal CEFAA lo stesso oggetto non identificato che si ripresentava alla fine del video (fonte).


2.2.17 No comments » by Admin
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09/07/16

Phobos, uno dei due satelliti di Marte

Il 28 marzo 1988 la sonda sovietica Phobos 2, in missione in orbita intorno a Marte, scomparve misteriosamente senza lasciare traccia. Ufficialmente la vicenda fu archiviata come incidente, tuttavia sin dal primo momento cominciarono a circolare strane voci sulle foto che la sonda aveva inviato sulla Terra prima che si perdessero i contatti. Queste immagini, definite dai tecnici russi "molto notevoli", avrebbero mostrato sulla superficie marziana l'ombra di "qualcosa che non dovrebbe esistere", inoltre l'ultima foto scattata dalla sonda non sarebbe stata resa pubblica perché definita "troppo sconvolgente". Facendo riferimento a questa foto in una conferenza stampa nel 1991 il colonnello dell'aeronautica russa Marina Popovich parlò del "primo indizio certo della presenza di un'astronave-madre aliena nel sistema solare".
La sonda Phobos 2 fu lanciata dall’Unione Sovietica il 12 luglio 1988, faceva parte del Programma Phobos che comprendeva anche la sonda gemella Phobos 1 lanciata cinque giorni prima, il 7 luglio.Benché si trattasse di un progetto sovietico, alla missione parteciparono altre 14 nazioni, tra cui Svezia, Svizzera, Austria, Francia, Germania Ovest e Stati Uniti d'America.

L’obiettivo principale del programma Phobos era ovviamente la prima esplorazione dell’omonimo satellite di Marte, inoltre erano previste l’analisi della corona e della cromosfera solare tramite la misurazione dell’intensità e della temperatura del plasma durante il viaggio di 120 milioni di km verso il pianeta rosso e lo studio dell’atmosfera, in particolare della ionosfera, e della superficie di Marte.
La sonda, lanciata con razzo vettore Proton, era di tipologia orbiter, cioè un veicolo spaziale progettato esclusivamente per studiare un corpo celeste orbitandovi attorno, senza atterrare sulla superficie dello stesso. Pesava 6200 kg ed era costituita principalmente da un modulo cilindrico pressurizzato per gli strumenti scientifici e da una struttura di base per i motori di navigazione ed il propellente.
La sonda Phobos2 era dotata, tra gli altri strumenti, di un Termoscan che avrebbe dovuto effettuare la mappatura termica della superficie di Marte e di due lander, veicoli che, a differenza degli orbiter, sono progettati per atterrare e sostare sulla superficie di un corpo celeste, che dovevano essere sganciati in prossimità del satellite di Marte per atterrare su due punti diversi della sua superficie. Il primo lander, denominato Hopper, avrebbe dovuto muoversi sulla superficie tramite un sistema a molla che praticamente gli consentiva di muoversi a balzi, il secondo chiamato "Penetrator" era invece fisso e avrebbe dovuto analizzare la composizione della superficie.
Infine, la sonda disponeva di un particolare sistema laser, detto Laser-D, che, nel momento di massimo avvicinamento al satellite ne avrebbe dovuto colpire la superficie per vaporizzare le rocce e permetterne così un’analisi spettroscopica.
Il 29 gennaio 1989 la sonda raggiunse Marte e si immise in orbita ellittica. A questo punto, guidata dalla Terra, si pose in orbita circolare ed iniziò le prime riprese.
Il programma prevedeva che la sonda si sarebbe avvicinata gradualmente sino ad arrivare a circa 35 km dalla superficie di Phobos in modo da dare inizio a tutti i complessi esperimenti di misurazione ed allo sgancio dei due lander.
Il 28 marzo, ormai alla vigilia della fase finale della missione, lo sgancio dei lander era stato pianificato per il 9 aprile, vennero persi i contatti a causa di un’avaria del sistema di assetto della sonda, forse causato da dati errati del radio altimetro.
L'agenzia di stampa ufficiale sovietica, la TASS, riportò in un comunicato che la sonda "aveva perso il contatto con la Terra dopo aver completato una serie di manovre attorno alla luna di Marte, Phobos. Gli scienziati non sono stati in grado di ripristinare il collegamento radio".
Tre mesi dopo, pressate dalle richieste di chiarimenti avanzate da tutte le agenzie spaziali straniere che avevano partecipato all'organizzazione della missione, le autorità sovietiche diffusero una specie di breve documentario realizzato montando una selezione delle immagini trasmesse dalla sonda negli ultimi momenti di contatto, prima della perdita improvvisa di ogni collegamento.
Da questo documentario sono estrapolate le foto seguenti. 

Linee misteriose sulla superficie di Marte visibili all'infrarosso


Questa prima immagine evidenzia una serie di linee diritte, alcune corte, altre lunghe alcune sottili, altre abbastanza larghe da assumere l’apparenza di rettangoli.
La particolarità di questa foto è che scattata da una camera ad infrarossi, pertanto le linee ed i rettangoli dovrebbero essere la rappresentazione di emissione di calore.
A tale proposito, il dottor John Becklake del London Science Museum definì la struttura come "assai enigmatica", definendo questa formazione di linee parallele e rettangoli una specie di ciclopico termosifone dato che coprono un’area di quasi quasi seicento chilometri quadrati di superficie marziana.
Secondo Boris Bolitsky, corrispondente scientifico di Radio Mosca, prima che si perdesse il contatto radio con "Phobos 2", la sonda trasmise verso la Terra alcune immagini di strutture descritte dai tecnici russi come "molto notevoli". Un articolo riportato dalla rivista inglese "New Scientist" l'8 aprile 1989 ne parla così: "Queste singolari strutture possono trovarsi o sulla superficie di Marte o negli strati inferiori dell'atmosfera marziana. Sono ampie 20/25 chilometri e non somigliano ad alcuna formazione geologica nota. Sono lunghe e sottili, e determinano interesse e sconcerto".

Ombra ellittica sulla superficie marziana


La seconda foto inquadra un’ombra ellittica sulla superficie di Marte che sembrerebbe proiettata da un oggetto di grandi dimensioni posto nell’atmosfera marziana.
Sempre secondo il dottor Becklake, l'ombra doveva appartenere ad un oggetto che si trovava "tra la sonda sovietica in orbita e Marte, perché è possibile vedere la superficie marziana sotto di essa"; e aggiunse che l'oggetto era stato ripreso sia dalla macchina fotografica ottica che da quella a raggi infrarossi, sensibile al calore.
Infine, all’epoca si parlava dell’esistenza di un'immagine trasmessa dalla telecamera di bordo, l'ultima prima dell'interruzione dei collegamenti, che era stata coperta dal segreto più assoluto perché "troppo sconvolgente".
Non si riesce a capire se quest’ultima fantomatica “immagine sconvolgente” sia la stessa che in seguito venne fornita ai giornali occidentali dal colonnello Marina Popovich, pilota e astronauta russa da sempre interessata ai fenomeni UFO. In una conferenza sugli UFO tenutasi nel 1991, la Popovich diede ai ricercatori presenti varie informazioni da lei fatte uscire "di contrabbando" dalla ormai ex Unione Sovietica. In particolare, parlò del "primo indizio certo" della presenza di un'astronave-madre aliena nel sistema solare".In base alle sue affermazioni, l'ultima immagine nota trasmessa da Phobos 2 sarebbe la foto di un'astronave gigantesca di forma cilindrica: una struttura enorme, lunga approssimativamente 20 chilometri e con un diametro di un chilometro e mezzo. Questa astronave-madre, dalla "tradizionale" forma a sigaro, sarebbe stata fotografata il 25 marzo 1989, mentre era collegata o "parcheggiata" vicino a Phobos, la luna marziana. Proprio dopo aver radiotrasmesso il "fotogramma" verso Terra, la sonda automatica sarebbe sparita misteriosamente, come se fosse stata distrutta o disattivata da un non meglio precisato impulso d'energia.

Un UFO vicino al satellite Phobos?

In questa foto si vede effettivamente il satellite Phobos con vicino un oggetto di forma allungata, che sembrerebbe cilindrica o sigariforme che dir si voglia.
Vediamo ora di capire quanto siano attendibili le notizie riportate.
Dovremo esaminare i seguenti punti:

1. Verificare anzitutto se le foto sono reali e, in caso affermativo, analizzare cosa si vede effettivamente nelle stesse, se possono essere formazioni naturali oppure effetti ottici

2. Capire se è mai andato in onda il documentario dal quale sono estrapolate le foto

3. Se Boris Bolitsky, corrispondente scientifico di Radio Mosca esiste veramente ed ha fatto quelle affermazioni

4. Se il dottor John Becklake esiste veramente, lavora (o ha lavorato) al London Science Museum e se gli si possono attribuire le affermazioni di cui sopra sulle foto

5. Se il colonnello Marina Popovich, pilota e astronauta russa esiste veramente ed è effettivamente un colonnello (od ex-colonnello) pilota e astronauta e se effettivamente ha rilasciato quelle dichiarazioni

Cominciamo con prima la foto con relativo ingrandimento.

Hydraote Chaos



Questa foto può benissimo rientrare nella categoria di tante anomalie, come la famosissima faccia di Cydonia o altre presunte strutture artificiali che poi, ad un’analisi approfondita, si sono rivelate semplici formazioni naturali. Ricordo che le immagini con una risoluzione inferiore oltre a mostrare meno dettagli tendono a creare anche regolarità là dove non ci sono a causa degli algoritmi stessi che sono alla base delle trasmissioni e della codifica dei dati. In altre parole, si tratta di foto di qualità non eccelsa come si può chiaramente evincere dalla presenza di pixel grossolani.
Esaminandole più attentamente si vede che le linee non sono poi così regolari, effettivamente con un poco di fantasia, potrebbero ricordare la pianta di una città, tuttavia ripeto che la foto è troppo a bassa risoluzione per essere presa in considerazione.
Da altre fonti ho scoperto che il frame inquadra una porzione di una regione denominata Vallis Marineris Canyon System e che lo stesso frame è stato utilizzato per un’altra bufala: la città di Hydraote Chaos, per maggiori informazioni visitare questo indirizzo.
Ombra di Phobos sulla superficie marziana

Questa immagine invece altro non è che l’ombra del satellite Phobos proiettata sulla superficie marziana, la stessa immagine si vede in quest'altra foto molto più recente scattata nel 2005 dal Mars Express.

Ombra di Phobos sulla superficie marziana, foto del 2005

Il link originale è questo, e direi che su questa immagine non c’è molto altro da dire se non che il vero mistero è che sia stata spacciata per un mistero e scusatemi il gioco di parole.

Passiamo ora alla foto più famosa, l'ultima che dovrebbe rappresentare una gigantesca astronave aliena lunga 20 chilometri.
L'ultima foto della sonda Phobos 2

Già questa affermazione di per sé è molto azzardata, poiché non c’è modo di stabilire con precisione le dimensioni di un oggetto catturato dalla macchina fotografica se non ricorrendo a calcoli di triangolazione con altri oggetti di dimensioni e distanza noti, tutte le altre considerazioni che si possono fare sono solo supposizioni arbitrarie prive di qualsiasi fondamento.
Tuttavia il punto è un altro: non si tratta di un oggetto reale, bensì di un artefatto digitale dovuto probabilmente ad un difetto di trasmissione o ad un difetto dei sensori.
Infatti ho trovato questo articolo che mi è sembrato molto serio, dove l’autore spiega di aver visto una lunga sequenza di foto scattate dalla sonda al satellite Phobos su diverse frequenze dello spettro ottico.
L’autore indica questo link che però non è più valido, per cui personalmente non sono riuscito a trovare le immagini originali, tuttavia la fonte mi sembra veramente attendibile perché stiamo parlando del sito ufficiale dell’organizzazione The Planetary Society fondata nientemeno che dal grande scienziato e divulgatore Carl Sagan.
Nel frame seguente è rappresentata tutta la sequenza delle foto, scattate all’infrarosso, dove compare un artefatto digitale, la nostra astronave, che compare in tutte le foto con dimensioni diverse; dalla sequenza emerge chiaramente che si tratta di un difetto ottico, magari un problema di trasmissione dei dati. L’artefatto inoltre compare anche in immagini scattate a febbraio, quindi un mese prima della scomparsa della sonda.
Sequenza di foto all'infrarosso scattate dalla sonda Phobos 2

La foto seguente è una particolare immagine di questa sequenza, secondo l’autore si tratta dell’immagine 2550033 che è stata scelta non a caso per diffondere la bufala, dico “secondo l’autore” perché non sono riuscito a trovare la sequenza originale, se qualcuno riesce a trovare queste foto non esiti a contattarmi.
Infine se qualcuno nutre ancora qualche dubbio sulla veridicità di tutta la storia, basta che guardi la data riportata sulla famigerata “ultima foto”: indica chiaramente il 25 marzo 1988, cioè tre giorni prima che si perdesse il contatto !

Immagine 2550033: artefatto digitale

Vediamo che già con la sola analisi delle immagini siamo rapidamente giunti alla conclusione che si tratta di una bufala montata ad arte tramite alcune foto ed alcune dichiarazioni, o presunte tali, di personaggi più o meno autorevoli; andiamo però avanti esaminando anche i nomi coinvolti in questa storia.

Cominciamo con il corrispondente di radio Mosca Boris Bolitsky: in rete non sono riuscito a trovare nient’altro su questo nome che non sia collegato alle sue affermazioni su Phobos 2, come detto sopra se qualcuno riesce a trovare informazioni a riguardo può scrivere tranquillamente, anzi ogni informazione è sempre ben accetta.

Su John Becklake ho trovato informazioni a questo indirizzo.
Non sono sicuro di aver tradotto alla perfezione, ma grosso modo le informazioni sono le seguenti: ha studiato alla Exeter University conseguendo una laurea in fisica ed un dottorato in Fisica dell’Atmosfera; dopo aver terminato gli studi nel 1967 ha lavorato nell'industria per diversi anni prima alla EMI e poi alla Marconi Space e Sistemi di Difesa. E’ entrato nello Science Museum di Londra nel 1972 come "curator of Space and Modern Technologies" che potremmo tradurre come addetto delle tecnologie spaziali e moderne. Ha occupato questo posto per oltre venti anni fino a quando è andato in pensionamento anticipato come “Head of Engineering” nel 1994.
Dopo questa data ha lavorato come freelance nel settore della pubblicazione collaborando inoltre con la British Interplanetary Society e con il Observatory Science Centre di Herstmonceux.
Siamo quindi di fronte ad uno studioso di una certa rilevanza e competenza.

A questo punto sembra che effettivamente nel settembre 1989 sia andato in onda sull’emittente TV inglese Channel 4 un documentario sulla vicenda del Phobos 2 dove sono andate in onda le foto 1 e 3 e dove il dottor Becklake faceva le sue affermazioni.
In rete ho trovato il video seguente dove il dottor Becklake compare intorno al minuto 3:35, sarebbe interessante che qualcuno lo traducesse per confermare o smentire quanto riportato. Mi sembra strano però che uno studioso di questo calibro si sbilanci su una foto a così bassa risoluzione e su un’altra che riporta l’ombra di Phobos.


Questo ci porta al punto 2: capire se è mai andato in onda il documentario dal quale sono estrapolate le foto. Secondo le informazioni trovate è andato in onda nel mese di settembre del 1989 e dovrebbe essere effettivamente il video di cui sopra, tuttavia questa informazione non è certa.
Vediamo infine chi è Marina Popovich, traducendo in italiano quanto riportato sull’edizione inglese di wikipedia: “Marina Popovich (Mari'na Lavre'ntievna Popo'vich, nata Vasi'liyeva) è nata il 20 luglio 1931 a Leonenki, Smolensk Oblast ed è un ex colonnello dell'aeronautica Sovietica, ingegnere e leggendario pilota collaudatore sovietico che detiene 107 record mondiali aerei ottenuti con oltre 40 tipi di velivoli. E’ uno dei piloti più famosi della storia russa, e uno dei piloti più importanti di tutti i tempi. Marina Vasilieva è stata un pilota dell'Air Force sovietica e dal 1964 anche un pilota collaudatore militare. Ha scritto nove libri e due sceneggiature. Tra le tante onoreficenze, è stata premiata come Eroe del Lavoro Socialista, e le è stato conferito l'Ordine del Coraggio da Vladimir Putin in persona nel giugno 2007.”

Il Colonnello Marina Popovich

Sembra quindi che abbiamo di fronte una specie di eroe nazionale, quindi una persona di tutto rispetto che però a quanto si legge nei vari siti ufologici, una volta andata in pensione ha sposato la causa dell’ufologia.
Magari presa da questo entusiasmo nel 1991 in una conferenza stampa ha presentato la foto 5 senza rendersi prima conto che si trattava di un artefatto digitale, un difetto di trasmissione come visto sopra.
In conclusione:

1. Le foto sono reali, ma la prima è a una risoluzione così bassa da non essere significativa, la seconda non è altro che l’ombra di Phobos sulla superficie marziana e la terza è un difetto di trasmissione.

2. Il documentario originale, o comunque un suo spezzone, dovrebbe essere andato in onda nel settembre del 1989 sul canale inglese Channel 4.

3. Su Boris Bolitsky non sono riuscito a trovare nulla

4. Il dottor John Becklake esiste veramente ed ha lavorato al London Science Museum, devo però capire cosa ha effettivamente affermato in merito alle foto dell'ellisse e delle linee squadrate, sarebbe gradito un aiuto in merito

5. Il colonnello Marina Popovich è un personaggio reale, anzi un eroe nazionale russo, tuttavia il fatto che sia un’ufologa convinta non garantisce la sua imparzialità e rimane sempre il problema che non si è resa conto che la famosa "ultima foto" riportava semplicemente un artefatto digitale.

In definitiva credo che possiamo affermare che il mistero del Phobos 2 in realtà è una delle tante “balle spaziali” che circolano in rete.

04/05/16


Per più di trent'anni, sotto il regno di Luigi XIV, un misterioso prigioniero mascherato conosciuto solo come "Eustache Dauger" è stato incarcerato prima nella fortezza di Pinerolo ed in seguito nella Bastiglia. E' morto nel 1703 portando con sè il proprio segreto, ma le speculazioni sulla sua identità sono aumentate negli anni successivi.
La leggenda della Maschera di Ferro è stata creata da Voltaire, oltre ad essere un grande filosofo, scrittore, poeta e drammaturgo era anche un burlone, che sosteneva che l'uomo dietro la maschera di ferro (in realtà probabilmente era fatta di velluto nero) fosse addirittura il fratello non riconosciuto di re Luigi XIV. Questa ipotesi sarà ripresa da Alexandre Dumas nella saga dei Tre Moschettieri, infatti la Maschera di Ferro è protagonista nel romanzo "Il visconte di Bragelonne", dal quale poi sono scaturiti vari adattamenti cinematografici, tra i quali il famoso film "La maschera di ferro" (The Man in the Iron Mask) con Leonardo DiCaprio.


La reporter di io9 Esther Inglis-Arkell ha recentemente pubblicato quella che sembra essere la teoria più plausibile e cioè che l'uomo dalla maschera di ferro era in realtà un generale francese caduto in disgrazia di nome Vivien de Bulonde. 


Egli nel 1691 avrebbe abbandonato l'assedio di Cuneo, insieme al proprio equipaggiamento ed ai suoi soldati feriti, in previsione dell'arrivo di inesistenti rinforzi nemici. Questa teoria si basa sugli studi di Etienne Bazieres (1846-1931), esperto di crittografia militare, che era riuscito a decodificare una lettera di Francois de Louvois ministro della guerra di Luigi XIV, in precedenza mai decifrata, che recita:
"Sua Maestà  conosce meglio di chiunque altro le conseguenze di quest'atto (Bulonde era scappato ignorando l'ordine di tenere le posizioni a Cuneo e conseguentemente avevano perso la battaglia) e sa quanto gravi siano i danni arrecati alla nostra causa dalla mancata conquista di quel luogo (Cuneo), un insuccesso cui si dovrà  rimediare durante l'inverno. Sua Maestà  desidera che arrestiate subito il generale Bulonde e lo facciate condurre alla fortezza di Pinerolo, dove di notte resterà  chiuso in una cella sorvegliata, mentre di giorno potrà  passeggiare sui bastioni indossando una maschera".
Le analogie sono evidenti: sia Bulonde che la Maschera di Ferro sono stati detenuti nella fortezza di Pinerolo e sono stati arrestati subito dopo l'assedio di Cuneo.
La Maschera di Ferro potrebbe essere stato qualcun altro? 
Forse, ma sino a quando non sarà eseguita la prova del DNA sul misterioso prigioniero mascherato, la cui tomba è contrassegnata solo con il nome "Mathioly", l'ipotesi più accreditata è che si tratti proprio di Vivien de Bulonde.

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23/03/16

Nel Mare Artico la soluzione al mistero del Triangolo delle Bermuda?

Per decenni il Triangolo delle Bermuda ha rappresentato uno dei più grandi misteri del mondo, a causa delle molteplici storie che parlavano di decine di navi e aerei scomparsi in quella zona senza alcuna spiegazione e senza lasciare alcuna traccia.  
Tuttavia, secondo quanto scrive il Sunday Times il mistero potrebbe essere ad un passo dalla soluzione, dopo la scoperta di alcuni crateri nei fondali marini al largo della costa norvegese, nel Mare di Barents.
Ovviamente, data la distanza di questi luoghi dal Triangolo delle Bermuda, si tratta solo di una teoria.
Sui fondali della zona centro-occidentale del Mare di Barents sono stati scoperti diversi crateri giganti dai quali probabilmente fuoriescono grandi quantità di gas.
Questi crateri misurano in media 800 metri di larghezza per 45 metri di profondità e sono stati generati dal metano intrappolato nei sedimenti del fondale marino.
"Sono presenti diversi crateri giganti nel fondo marino della zona centro-occidentale del Mare di Barents... e probabilmente causano enormi esplosioni di gas" hanno dichiarato al Sunday Times gli scienziati della Arctic University of Norway. "E' probabile che l'area del cratere rappresenti uno dei più grandi punti di rilascio di metano della superficia marina dell'Artico."

Gli enormi crateri nei fondali al largo della Norvegia, suggeriscono la presenza di gigantesche esplosioni di metano

Secondo News Ltd., Igor Yelstov dell'Istituto Trofimuk lo scoeso anno ha formulato una teoria che prevede uno scenario simile.
"Esiste una teoria che spiega come i fenomeni del Triangolo delle Bermuda siano una diretta conseguenza della reazione degli idrati di gas" afferma Yelstov. "Questi iniziano a decomporsi attivamente con il ghiaccio di metano che si trasforma in gas". Questa reazione surriscalda l’oceano e le navi affonderebbero nelle sue acque mescolate con una percentuale enorme di gas. Sempre lo stesso meccanismo renderebbe l’aria satura di metano, creando un’atmosfera estremamente turbolenta e portando ad incidenti aerei.
Il Triangolo delle Bermuda è situato nella zona settentrionale dell'Oceano Atlantico. Durante il secolo scorso, sono scomparsi in quella regione circa 20 aerei e 50 navi.

26/02/16


"Nel mese di gennaio del 2006 la paziente di un noto psichiatra di New York durante una seduta disegnò il volto di uno sconosciuto che le appariva ricorrentemente in sogno per impartirle consigli. La donna era certa di non avere mai visto quel volto nella vita reale.
Il ritratto restò sulla scrivania dello psichiatra per alcuni giorni finché un altro paziente, notandolo, affermò con sconcerto di riconoscere in quel volto lo sconosciuto che popolava i suoi sogni. Lo psichiatra allora decise di inviare il ritratto ad alcuni colleghi che avevano in cura pazienti disturbati da sogni ricorrenti.
Nel giro di pochi mesi quattro pazienti riconobbero l'uomo come colui che visitava con frequenza i loro sogni. Tutti i pazienti si riferivano a lui come a This Man (Questo Uomo).
Dal gennaio 2006 fino ad oggi almeno 2000 persone hanno affermato di averlo incontrato nei loro sogni. Individui che vivono in molte città sparse in tutto il mondo: Los Angeles, Berlino, San Paolo, Teheran, Pechino, Roma, Barcellona, Stoccolma, Parigi, New Delhi, Mosca.
Ad oggi non è stata riscontrata alcuna relazione o tratto comune tra le persone che affermano di sognare This Man."
Questa vicenda è narrata su questo sito, in lingua inglese, il cui scopo dichiarato è quello di "facilitare il contatto tra coloro che hanno visto This Man nei loro sogni, così da raccogliere più dati possibili per studiare il fenomeno (...)".


Il sito raccoglie ed archivia i racconti dei sogni vissuti dalle persone visitate da This Man. 
Di seguito alcuni esempi.

"Ho avuto questo sogno ricorrente per diversi anni. Un uomo alto e scuro mi mostrava una foto e mi chiedeva se raffigurasse mio padre. L'uomo nella foto era This Man, ed io non lo avevo mai visto in precedenza, eppure inspiegabilmente nel sogno rispondevo che si, l'uomo nella foto era mio padre. A quel punto di solito mi svegliavo con addosso un senso di tranquillità. Altre volte il sogno continuava. Mi trovavo davanti alla tomba di mio padre, posavo dei fiori per terra e realizzavo che mancava la fotografia sulla lapide."

"Ho sempre questo sogno di volare nel cielo sopra la mia città ed osservare i miei amici da lassù. A un certo punto nei miei sogni ho iniziato a incontrare This Man durante il volo. Non tutte le volte che faccio il sogno del volo, ma abbastanza spesso. Anche lui vola, però non parla mai."

"La prima volta che ho sognato This Man stavo attraversando un periodo difficile sul lavoro. Ho sognato di perdermi in un centro commerciale enorme e deserto. Di colpo l'uomo compariva ed io mi mettevo a fuggire da lui. L'inseguimento durava sempre molto, fino a quando mi ritrovavo in un vicolo cieco, contro un muro, nell'area per bambini del supermercato. A quel punto lui mi sorrideva e mi mostrava la via d'uscita, e poi mi svegliavo. Da quella notte l'uomo appare in tutti i miei sogni e mi dà indicazioni per svegliarmi dal sogno."

"Nel sogno vedo This Man all'interno del mio specchio. Mi guarda senza dire nulla, ed indossa degli occhiali. Non si muove, è come una statua, del tutto immobile."

Per cercare di spiegare la misteriosa vicenda di This Man sono sorte diverse teorie. Ecco quelle che suscitano maggior interesse tra i 'sognatori.'

Teoria dell'Archetipo. Secondo la psicoanalisi di Jung, This Man è un'immagine archetipica che appartiene all'inconscio collettivo e che può emergere in tempi di difficoltà (sviluppo emotivo, drammatici cambiamenti, circostanze stressanti ecc) in soggetti particolarmente sensibili.

Teoria Religiosa. Secondo questa teoria This Man è l'immagine del Creatore, vale a dire una delle forme con cui Dio si manifesta.

Teoria del Viaggiatore Onirico. E' la teoria più interessante e pregna di implicazioni, ma è anche quella con la più bassa credibilità scientifica. This Man sarebbe una persona reale che avrebbe il potere di entrare nei sogni delle persone attraverso specifiche abilità psichiche. Alcuni ritengono che si tratti di un esperimento di manipolazione mentale effettuato da un'organizzazione segreta.

Teoria della Emulazione Onirica. Si tratta di una teoria psico-sociologica secondo cui il fenomeno sia sorto casualmente e si sia sviluppato progressivamente per imitazione. Cioè alcune delle persone che apprendono questa vicenda e vedono l'immagine di This Man, ne restano talmente colpite da iniziare a sognarlo a loro volta. Se non si trattasse di una bufala, sarebbe la teoria più realistica.

Teoria dell'Adattamento all'Indefinito. Questa teoria afferma che l'immagine di This Man sia un espediente utilizzato involontariamente dalla psiche di alcuni soggetti predisposti a sognare figure indefinite, per poterle tradurre durante la veglia in figure riconoscibili.


In realtà, dietro il fenomeno 'This Man' che tra il 2010 e il 2011 si è diffuso in rete soprattutto negli ambienti del mistero e paranormale, vi è stata l'iniziativa dell'italiano Andrea Natella (fonte Notizie Virgilio), sociologo ed esperto di marketing, direttore per l'appunto di un'agenzia di "guerrilla marketing". 
Non è chiaro quale sia l'obiettivo di questa campagna virale: si potrebbe pensare ad un esperimento volto a denunciare le potenzialità alienanti dei fenomeni virali che si sviluppano sul web e che fanno leva su una sempre più diffusa e preoccupante attitudine alla pigrizia mentale e al conformismo, oppure molto più prosaicamente ad una iniziativa pubblicitaria per ottenere visibilità e guadagni.
Quello che è certo è che la bufala di This Man ha dimostrato piuttosto efficacemente che con un piccolo budget, le giuste cognizioni psicologiche ed un minimo di dimestichezza con i nuovi media, si possano imbastire fenomeni virali globali. 
Non è difficile immaginare cosa sia in grado di ottenere attraverso il web chi disponga di budget e cognizioni di gran lunga superiori.

26.2.16 19 comments » by Admin
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16/12/15


Nel 2013 nella penisola messicana dello Yucatan sarebbe stato trovato un misterioso umanoide sul luogo dello schianto di quella che si pensava essere una meteora. L'incidente avrebbe avuto un effetto insolito su molte persone della zona e in ogni caso, ad oltre due anni dall'evento, un alone di mistero continua ad aleggiare su questa vicenda.
Secondo quanto riportato a suo tempo dai giornali locali, la sera del 29 settembre 2013 un meteorite, oppure una palla di fuoco, o comunque in ogni caso un oggetto non identificato proveniente dallo spazio, si è schiantato vicino alla città di Ichmul, situata nella penisola dello Yucatan. L'evento è stato osservato e documentato da numerose persone del posto e dei vicini centri di Saban, Quintana Roo, San Francisco e Peto Chikindzonot. Sempre secondo le testimonianze, l'impatto è stato accompagnato da un forte boato, da un lampo di luce blu e da interruzioni dell'energia elettrica.


Poiché l'incidente si è verificato vicino alla città di Ichmul, alcuni residenti si sono recati sul posto e sono rimasti scioccati da quello che hanno trovato: bloccati nel terreno vi erano dei pezzi di materiale metallico che sembravano far parte di...qualcosa.

Il luogo del misterioso impatto

Essi inoltre hanno riferito di aver avvertito uno strano odore ed alcuni di loro hanno accusato nausea e mal di testa. I misteriosi frammenti metallici sono stati portati alla polizia locale, dove si è tentato di ricomporli in qualsiasi cosa fossero originariamente.

La polizia esamina i misteriosi frammenti

Uno dei risultati di questa ricomposizione era  quello che sembrava essere un umanoide. Nessuno ovviamente era in grado di determinare se si trattava di un robot, di una tuta spaziale metallica rigida o dei resti di un alieno con una composizione corporea tale da resistere alle altissime temperature provocate da un siffatto incidente.

Un elmetto alieno o un bizzarro frammento di meteorite?

A due anni dallo schianto e dal ritrovamento dei presunti resti di un umanoide non vi sono ancora spiegazioni su quanto sia effettivamente successo...
...a meno ovviamente di non voler accettare la spiegazione più semplice: che si tratti solo di frammenti di meteorite che può assumere forme inconsuete dopo aver bruciato nella nostra atmosfera.

12/11/15

Il primo avvistamento del mostro di Loch Ness risale a 144 anni fa

La leggenda del mostro di Loch Ness sarebbe stata "inventata in un pub di Londra" allo scopo di incrementare il turismo in Scozia.
Si tratta di una leggenda che risale al 1871, quando fu registrato il primo avvistamento del mostro di Loch Ness, ma ora un nuovo libro sostiene che l'intera storia sia stata inventata in un pub di Londra nel 1930.
La leggenda del mostro di Loch Ness ha affascinato la gente per le generazioni, ma ora un nuovo libro afferma che si tratta di una truffa creata in un pub di Londra.
Il professor Gareth Williams fa luce su uno dei più grandi misteri scientifici irrisolti del secolo scorso e sostiene che tutta la vicenda sia stata inventata di sana pianta da un gruppo di albergatori disperati allo scopo di attrarre i turisti negli altopiani scozzesi.
Il Dottor Williams, che è professore emerito di medicina presso l'Università di Bristol nonchè noto storico, dice che il mostro di Loch Ness è un mito e che la Scozia incassa ogni anno 30 milioni di sterline dal turismo attirato da quella che è una falsa leggenda costruita in realtà per aiutare il mercato del turismo in difficoltà durante la Grande Depressione del 1930.

Il mostro di Loch Ness sarebbe tutta una invenzione per attrarre i turisti

In "A Monstrous Commotion: The Mysteries Of Loch Ness", il professor Williams suggerisce che il mito del mostro è stato inventato da un uomo chiamato D.G. Gerahty.
Egli afferma che D.G. Gerahty è stato reclutato da alcuni albergatori scozzesi che stavano lottando per rimanere a galla durante la recessione economica più profonda e di lunga durata nella storia del mondo industrializzato occidentale.
Il libro, che sarà pubblicato il mese prossimo, afferma che la verità è contenuta in un romanzo semi-autobiografico intitolato Marise.
Questo romanzo descrive l'invenzione del mostro avvenuta in un pub vicino a Trafalgar Square.

Una immagine del lago Ness

"Dopo diverse pinte di birra siamo diventati le levatrici del rinato mostro di Loch Ness", dice il libro.
"Tutto ciò che dovevamo fare era organizzare un avvistamento del mostro. Questo abbiamo fatto, dopo di che la storia è andata avanti da sola."
"In migliaia sono andati a nord per vederlo ... E' stato, ovviamente, un grande successo. E' stato inventato dietro il compenso di 150 sterline da un uomo geniale ingaggiato dagli albergatori. "
Si pensa che l'idea abbia avuto spunto dalla leggenda di Ogopogo, il mostro del lago in Canada e Williams dice che la mancanza di avvistamenti prima del 1930 rafforza la sua argomentazione.

Presunto avvistamento satellitare del mostro di Loch Ness

Mistero risolto dunque? In realtà ci sarebbero delle ombre: secondo il sito web "Legend of Nessie" infatti il primo vero avvistamento registrato risalirebbe al mese di ottobre 1871, quando un certo dottor D. Mackenzie disse di aver visto una creatura "simile ad una specie di barca rovesciata" che si muoveva "dapprima lentamente, per poi allontanarsi a grande velocità."
E che dire infine della leggenda di San Colombano?

San Colombano

Secondo la sua biografia, scritta da uno scrivano di nome Adamnan, durante i suoi viaggi nei territori dei Pitti avvenuti nel 565 circa, arrivò sul fiume Ness e mandò uno dei suoi compagni sull'altra riva a prendere una barca là ormeggiata, malgrado che al suo arrivo avesse trovato sulla spiaggia alcuni indigeni che seppellivano un uomo "morso con malvagità" e gettato a riva da un mostro acquatico mentre stava nuotando. Armato di fiducia e coraggio l'inviato di San Colombano era appena giunto a metà percorso quando un mostro, disturbato dal nuotatore, gli si avventò contro con "un grande ruggito e la bocca spalancata". 
Il santo ordinò prontamente alla creatura di andarsene ("Vattene subito!"), facendo scappare il mostro terrorizzato "più velocemente che se fosse trainato con corde".
Potrebbe essere che D.G. Gerahty si sia ispirato a questa leggenda oppure al presunto avvistamento del 1871?

Fonti: The Mirror, Leggende Metropolitane
12.11.15 1 comment » by Admin
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31/10/15

Raffigurazione del "Ningen"

Il "Ningen", che tradotto letteralmente dal giapponese significa "Umano", sarebbe un grande animale sinora sconosciuto, un criptide, avvistato più volte dai pescatori giapponesi. Il Ningen presenterebbe una sorprendente somiglianza con gli esseri umani. Alcune relazioni riportano che non solo avrebbe un volto, ma anche braccia e mani.
Il Ningen avrebbe la pelle liscia di colore bianco latteo e non presenterebbe una coda come quella delle sirene o dei cetacei, ma due estremità posteriori simili a gambe umane e "qualcosa" di molto simile ad una mano con cinque dita al termine di quelle che possono somigliare a grandi braccia.
Sempre secondo i racconti, le dimensioni del Ningen sarebbero paragonabili a quelle di una balena.

Altra raffigurazione del criptide Ningen

Ricordiamo che con il termine criptide si intende un animale la cui esistenza non è suffragata da alcuna prova scientifica ma solo da tradizioni e leggende.
Si potrebbe affermare che anche creature marine ben note potrebbero essere scambiate per un "Ningen". Le razze, ad esempio, hanno narici e la bocca che sembrano un volto. In realtà, esse sembrano così "umane" che spesso sono state scambiate, o spacciate, come diavoli o extraterrestri, come i pescatori giapponesi sanno bene.

Una Razza

Ma il Ningen presumibilmente varia dai 20 ai 30 metri di lunghezza. In ogni caso sembra che questo criptide non sia altro che una moderna leggenda che circola su Internet.
Infatti non ci sono nomi verificabili per i protagonisti dei presunti avvistamenti. In realtà, non ci sono nomi e neppure avvistamenti reali, solo rapporti vaghi secondo i quali la creatura è stato vista nell'Oceano Antartico. Dalle interpretazioni artistiche precedenti si può anche notare che il suo aspetto dipende molto dalla fantasia dell'artista.
Con questa premessa tuttavia si è in grado di apprezzare quella che è certamente una bella versione moderna delle antiche leggende di mostri marini.


Ed ecco alcuni video. Non molto impressionanti, ma comunque interessanti.



In realtà sembra di trovarsi di fronte ad un "riconfezionamento" di vecchie leggende di creature marine con somiglianze umane. Da questo punto di vista, anche le leggendarie sirene possono essere catalogate come criptidi.


In conclusione, non vi è alcuna prova concreta a favore dell'esistenza del Ningen, ad esclusione di alcuni video e foto confuse che potrebbero benissimo essere dei fake.


31.10.15 No comments » by Admin
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12/06/15

Il Lago degli Scheletri, lo Skeleton Lake, si trova a Roopkund, in India

Nel 1942 la guardia forestale britannica di stanza a Roopkund, in India, fece una scoperta agghiacciante. Circa 5.000 metri sopra il livello del mare, in fondo ad una piccola valle vi era un lago ghiacciato letteralmente pieno di scheletri umani. In estate, lo scioglimento dei ghiacci aveva rivelato la presenza di ulteriori scheletri che galleggiavano in acqua o giacevano sparsi intorno ai bordi del lago. In quel posto  era accaduto qualcosa di terribile.

Il lago di Roopkund si trova in fondo ad una piccola valle nell'Himalaya

La prima ipotesi, considerando che si era nel pieno della seconda guerra mondiale, era che si trattava dei resti di soldati giapponesi, morti assiderati mentre cercavano di infiltrarsi in India. Il governo britannico, allarmato dalla possibilità di una invasione di terra giapponese, aveva inviato immediatamente una squadra di investigazione sul posto. Tuttavia, dopo averle esaminate, si erano subito resi conto che le ossa non erano così recenti da poter appartenere a soldati giapponesi.
Era evidente che le ossa erano davvero antiche. L’aria fredda e secca aveva permesso la conservazione dei resti, ma nessuno poteva determinare con esattezza da quanto tempo fossero lì. Allo stesso modo, non si aveva alcuna idea di cosa potesse aver ucciso più di 200 persone in quella piccola valle. Erano state elaborate molte teorie, tra cui un'epidemia, una frana, o addirittura un suicidio rituale. Per decenni però nessuno fu in grado di far luce sul mistero dello Skeleton Lake, il Lago degli Scheletri.

Le ossa si sono conservate a causa del particolare clima freddo e secco

Una spedizione del 2004 sembra però avere finalmente svelato il mistero della morte di tutte quelle persone. E la risposta è molto più strana di quanto si potesse immaginare.
La spedizione ha stabilito che tutti i corpi risalgono all’anno 850 d.C. circa. L’esame del DNA indica la presenza di due gruppi distinti di individui: una famiglia o tribù di persone strettamente imparentate tra loro ed un secondo gruppo, meno numeroso, composto da uomini del posto, probabilmente ingaggiati come portatori e guide. Sul posto sono stati trovati anelli, lance, scarpe di cuoio, e bastoni di bambù. Gli esperti credono che si trattasse di un gruppo di pellegrini che stava attraversando la valle con l’aiuto di gente del posto.
Sembrava che fossero morti tutti nello stesso modo, a causa di colpi alla testa. Tuttavia le brevi e profonde crepe nel cranio sembravano essere il risultato non di armi, ma piuttosto di un oggetto arrotondato. I corpi presentavano ferite esclusivamente sulla testa e sulle spalle, come se i colpi mortali fossero arrivati tutti e solo dall’alto. Ma cosa aveva potuto uccidere tutti, pellegrini e guide, allo stesso modo ?

Le persone sono morte tutte per la stessa causa

Tra le donne dell'Himalaya è diffusa una antica canzone popolare. Il testo parla di una dea talmente infuriata contro gli estranei che profanano il suo santuario di montagna da punirli con la morte scagliando contro di essi chicchi di grandine "duri come il ferro". Dopo molte ricerche e studi, la spedizione 2004 è giunta alla stessa conclusione: tutte le 200 persone sono morte a causa di una grandinata improvvisa e violentissima.

Un'altra foto dello Skeleton Lake di Roopkund

Dal cielo senza preavviso sono piovuti chicchi di grandine dalla circonferenza di circa 23 cm,  grossi come una palla da cricket, che non hanno lasciato scampo ai viaggiatori, intrappolati nella valle e senza alcun riparo a disposizione. I loro resti sono rimasti così nel lago per oltre un millennio, sino alla loro scoperta.

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